Referendum, battaglie legali e prestiti: ecco tutti gli ostacoli che bloccano il nuovo San Siro!

Il Consiglio comunale ha dato il via libera al progetto che porterà alla costruzione del nuovo stadio per Milan e Inter, ma il percorso resta tutt’altro che semplice. Il primo scoglio immediato è rappresentato dal pagamento della prima rata da 73 milioni di euro, da versare al Comune entro il 31 ottobre, come confermato dal presidente del Milan Paolo Scaroni.

Dopo questo primo passo, i due club dovranno arrivare al rogito entro il 10 novembre, puntando a chiudere l’operazione entro la fine del mese. Tuttavia, la concessione del prestito bancario cruciale avverrà solo se e quando il progetto firmato da Manica e Foster + Partners riceverà l’approvazione necessaria, probabilmente tra circa un anno.

Il percorso verso il nuovo impianto si complica ulteriormente con l’arrivo dei ricorsi, presentabili entro 60 giorni dalla pubblicazione della delibera di vendita. I ricorsi, di natura amministrativa, saranno valutati dal Tar, mentre sono attese anche segnalazioni alla Procura e alla Corte dei Conti. In prima linea ci sono il Comitato Si Meazza e il Comitato Referendum X San Siro.

Il Comitato Si Meazza dichiara di agire “per la salvaguardia e l’eventuale ammodernamento dello Stadio Meazza, per recuperare a verde la immensa distesa di cemento attorno allo stadio, per riqualificare l’ambiente urbano peraltro già interessato da altre operazioni immobiliari”. Anche l’Associazione Gruppo Verde San Siro si oppone al progetto, definendolo “una minaccia concreta per la nostra salute, le nostre abitazioni e la qualità della vita”.

Le contestazioni riguarderanno sia questioni procedurali sia ambientali, senza dimenticare il dibattito acceso sul prezzo di vendita dell’impianto, tema che probabilmente verrà affrontato anche dalla Corte dei Conti. Un ulteriore nodo è rappresentato dal vincolo della Soprintendenza, che impedisce l’abbattimento del secondo anello di San Siro dopo il 10 novembre 2025, quando ricorreranno i 70 anni dalla data di collaudo.

La vendita ai club privati è considerata strategica proprio perché consentirebbe, in futuro, l’abbattimento anche del secondo anello, ma resta aperta la questione del suo utilizzo prima del novembre 1955, elemento che potrebbe riemergere nei ricorsi.

Parallelamente, il Comitato Referendum X San Siro prosegue la sua battaglia per ottenere una consultazione popolare sull’abbattimento dello stadio e la costruzione del nuovo impianto. Nonostante una prima bocciatura da parte del Collegio dei Garanti del Comune e le successive vicende giudiziarie, il comitato insiste con forza sulla necessità di un referendum.

Infine, la Procura di Milano, già a marzo 2025, ha aperto un fascicolo conoscitivo – senza indagati né ipotesi di reato – sulla vendita di San Siro, con l’obiettivo di verificare eventuali danni alle casse pubbliche. L’accordo tra Comune e club prevede la possibilità di recedere unilateralmente qualora indagini o procedimenti penali dovessero bloccare l’inizio dei lavori. Anche se non sono emerse novità significative su questo fronte, la presenza della magistratura resta un elemento da non sottovalutare.

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