Ausilio sciocca tutti: “Cudicini mi ha spezzato il ginocchio! Ecco i retroscena clamorosi sul mercato tra Lautaro e Kvara”
Piero Ausilio, attuale direttore sportivo dell’Inter, ha visto la sua carriera da calciatore interrompersi bruscamente a causa di un grave infortunio al ginocchio, subito durante uno scontro fortuito con Carlo Cudicini quando militava nella Pro Sesto. Quell’evento, avvenuto tra gli Allievi alla fine degli anni Ottanta, segnò la fine del suo percorso da giocatore e l’inizio di una nuova vita nel calcio. “Mi scontrai con lui in uscita e mi saltò il ginocchio. Gli ho detto tante volte grazie, quell’evento ha cambiato il corso degli eventi”.
Dopo due anni trascorsi a tentare il recupero fisico, Ausilio rinunciò definitivamente a giocare, non riuscendo più a sostenere il dolore e le ricadute continue. Nonostante la delusione, trovò la forza di reinventarsi, inizialmente come assistente allenatore degli Esordienti e poi come dirigente, spinto anche dalle parole del presidente della Pro Sesto, Giuseppe Peduzzi, che gli suggerì di puntare sulla carriera da dirigente piuttosto che su quella tecnica.
Durante il percorso di formazione, Ausilio non ha mai trascurato gli studi: “Era l’unica condizione posta dai miei genitori: fai quello che vuoi, ma la scuola non si abbandona”. Dopo il diploma da perito elettronico, si iscrisse a Giurisprudenza e discussa la tesi solo nel 2004, già avviato nel ruolo di dirigente sportivo. La sua tesi verteva su “Criminologia. Argomento: il doping e il calcioscommesse come illecito sportivo”.
La carriera dirigenziale è iniziata proprio alla Pro Sesto come responsabile organizzativo del settore giovanile, per poi avvicinarsi gradualmente al mondo del calciomercato. “Ero incantato: Mazzola, Braida, Giorgio Vitali, Perinetti, Rino Foschi, anche Marotta… Ero un ragazzino, li guardavo e cercavo di capire”, ricorda Ausilio parlando dei suoi primi passi nel settore.
La svolta arrivò nel 1997, quando Massimo Moratti gli offrì la possibilità di diventare segretario del settore giovanile dell’Inter. Iniziò così una lunga avventura milanese, caratterizzata da una crescita costante e dall’esperienza maturata sotto quattro proprietà diverse, fino all’attuale gestione Oaktree. “Non mi pare che mi manchino le esperienze, anche se le ho vissute tutte all’Inter”, afferma con convinzione.
Nel corso degli anni, Ausilio ha lavorato fianco a fianco con direttori sportivi come Sandro Mazzola, Oriali, Terraneo e, più di recente, Marotta, imparando da ciascuno e costruendo un proprio metodo di lavoro. Tra i giocatori di cui va più fiero di aver portato all’Inter cita Kovacic, Brozovic, Onana, Lautaro Martinez, Bisseck e Thuram, sottolineando l’importanza di individuare nei giovani sia il potenziale sia i limiti superabili.
Secondo Ausilio, i difetti che non si possono correggere in un giocatore sono la mancanza di voglia di crescere, la personalità e alcune caratteristiche atletiche fondamentali. L’operazione più difficile? Una vendita all’estero durante il mercato invernale, complicata da questioni personali del calciatore coinvolto: “Li ho chiusi in una stanza finché non hanno sistemato tutto: accordo per il divorzio e cessione del giocatore”.
Un errore che ammette è quello di non aver ingaggiato Kvaratskhelia, spiegando che la decisione fu legata al modulo tattico dell’Inter in quel momento, non ad una sottovalutazione del talento. Ausilio conclude parlando dei figli e dell’influenza che il calcio ha avuto nelle loro vite, tra passioni personali e qualche rimpianto di mercato segnalato in famiglia.




