Roma, Pietralata: il braccio di ferro con la Soprintendenza che rischia di cambiare tutto sugli scavi archeologici

La Roma intende costruire un nuovo stadio a Pietralata entro il 2030. Il club ha già inviato il progetto di fattibilità tecnica ed economica al Comune a fine dicembre. Tuttavia, emergono ostacoli archeologici significativi che potrebbero rallentare o complicare l’iniziativa. Le questioni relative a reperti antichi erano già note da anni, ma nuove scoperte hanno intensificato le preoccupazioni della Soprintendenza.

La Soprintendenza di Roma sostiene che nell’area progettuale esistono resti di una villa romana antica, oltre a cunicoli e una cisterna di acquedotto. La villa risulterebbe collocata al di fuori del perimetro dello stadio, mentre la cisterna si troverebbe all’interno della struttura. I cunicoli potrebbero estendersi sotto l’impianto di gioco. Questi elementi erano già conosciuti rispettivamente dagli anni Novanta e dalla fase preliminare del progetto.

Una settimana fa, a circa un chilometro dall’area dello stadio, sono stati scoperti tombe, un’antica strada, enormi vasche, statuette di bronzo e un santuario dedicato a Ercole risalente a duemila quattrocento anni fa. Questo ritrovamento ha allarmato la Soprintendenza, che ora sospetta la presenza di reperti archeologici in tutta la zona circostante, compresa quella destinata allo stadio.

La Soprintendenza chiede il completamento degli scavi archeologici interrotti mesi fa dal club giallorosso. Gli sondaggi geologici già effettuati dalla Roma suggeriscono la possibilità di procedere. Una potenziale frizione potrebbe emergere tra il club e la Soprintendenza sulla necessità di completare indagini più approfondite prima di autorizzare i lavori.

La Roma attende l’insediamento del commissario agli stadi Massimo Sessa, che potrebbe facilitare il superamento di alcuni ostacoli. Esistono precedenti di gestione di ritrovamenti archeologici, come alla stazione della metro Colosseo o a Piazza Pia, dove i reperti sono stati spostati o esposti. La Soprintendenza vuole chiarire cosa si trova effettivamente nel sottosuolo. I comitati contrari continuano a usare ogni difficoltà per opporsi al progetto, che comporterebbe la riqualificazione di un’area degradata di ventisette ettari, con sette dedicati al verde.

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